L’Europa dopo le elezioni

Articolo  di Andrea De Filippis pubblicato il 14 maggio

Un vento nuovo sta soffiando sull’Europa. Dopo la sconfitta di Sarkozy in Francia anche la supercancelliera tedesca Angela Merkel deve fare i conti con la sconfitta.

Certo di entità minore rispetto a quella francese ma perdere, nel principale e più importante land del Paese, il Nord Reno Westfalia, oltre l’8% rispetto alle precedenti elezioni ha il suo peso.

E’ un messaggio chiaro e forte contro la ‘ricetta’ tutta incentrata sul rigore del duo Merkel-Sarkozy.

Anche in Italia, le elezioni amministrative del 6 maggio hanno sottolineato la stanchezza degli elettori che hanno abbandonato il PdL dando spazio al Movimento 5 Stelle.

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La grande sfida della moralità

Articolo di Riccardo Bedogni

Fare paragoni con fatti riguardanti la vita politica di altri paesi europei risulta sempre una scelta poco saggia. A capirlo dovrebbero essere certi leader di partiti progressisti, i quali pensano che la ricetta che ha portato alla vittoria di Hollande possa essere sic et simpliciter riproposta per le elezioni legislative del 2013.

Questa considerazione non si basa solo sui dati numerici, di certo non privi di una loro rilevanza, ma si fonda, piuttosto, sulla presa d’atto delle differenze tra il nostro contesto politico e quello d’Oltralpe. Il successo conseguito dal candidato socialista alle presidenziali francesi è stato accompagnato da una grande partecipazione di popolo.

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Festeggiamo l’Europa e pensiamo a ricostruirla

Articolo di Roberto Bertoni

Quando ero scout, l’unica specialità che presi fu quella di Europeista. La specialità, nel linguaggio scout, è una sorta di esame: il riconoscimento di un’abilità o di una competenza che si è acquisita nel tempo e che si è esposta davanti al resto del gruppo.

Era l’estate del 2002, Berlusconi e Bush si erano insediati da appena un anno e la destra mondiale non aveva ancora trascinato l’intero Occidente sull’orlo dell’abisso, nonostante l’incertezza e le drammatiche conseguenze causate dagli attentati dell’11 settembre 2001.

La nostra generazione, pur essendo a malapena adolescente, coltivava ancora il sogno di vivere finalmente in un’epoca felice: senza bombe, senza odio, senza le violenze e i massacri di cui ci avevano parlato i nonni raccontandoci della loro gioventù.

Poi, negli anni successivi, è accaduto tutto ciò che sappiamo: guerre, stragi, massacri, violenze d’ogni genere, la crisi economica che ha definitivamente incrinato le nostre sicurezze; e oggi ci ritroviamo a dover celebrare la Festa dell’Europa (che si è svolta mercoledì 9 maggio) nel peggior contesto internazionale dai tempi del secondo conflitto mondiale.

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Quei ribelli degli europei

Articolo di Paul Krugman, da Repubblica, 8 maggio 2012

I francesi si stanno ribellando. E i greci fanno altrettanto. Era ora. Domenica, sia in Francia che in Grecia si sono tenute delle elezioni che erano in realtà dei referendum sull’attuale strategia economica dell’Europa – e in entrambi i casi gli elettori hanno risposto mostrando un deciso pollice verso. Non è dato sapere quanto tempo occorrerà prima che quei voti possano tradursi di fatto in una svolta nella linea politica, di certo però la strategia improntata alla “ripresa attraverso l’austerità” è ormai agli sgoccioli – ed è un bene che sia così.

Inutile dire che questo non è ciò che i soliti sospetti andavano affermando nel periodo che ha preceduto le elezioni. È stato piuttosto divertente osservare gli apostoli dell’ortodossia che tentavano di ritrarre il cauto, garbato François Hollande come una figura minacciosa. È «alquanto pericoloso», ha affermato The Economist, aggiungendo che [Hollande] «crede davvero nell’esigenza di creare una società più equa». Quelle horreur!

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La Francia tra Hollande e Le Pen

Dopo la vittoria di Francois Hollande la sinistra italiana canta vittoria con la speranza che la politica europea possa veramente cambiare. Infatti Hollande ha sempre dichiarato l’intenzione di richiedere la modifica del Patto di bilancio franco-tedesco, approvato il 2 marzo da 25 Stati dell’Unione, affiancandolo con una politica europea di investimenti e occupazione e da un’Europa più federale. Quel tipo di Europa osteggiata proprio dal duo Merkel-Sarkozy.

Personalmente non condivido questo entusiasmo e mi fa sorridere leggere che, il segretario dei giovani del PD,  Fausto Raciti, si sia recato con altri sessanta ragazzi in Francia per aiutare i socialisti durante la campagna elettorale francese.

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L’impossibile asse Merkollande

Articolo di Roberto Bertoni

Alla fine, è andato tutto come doveva andare: la favola di François Hollande si è concretizzata e i nostri sogni sono approdati all’Eliseo, diventando adulti in una piovosa domenica di maggio nella quale gli occhi di tutta l’Europa, e forse di tutto il mondo, erano puntati sulla Francia.

Nicolas Sarkozy è uscito di scena alla grande, da signore, con un discorso che merita di essere menzionato e portato come esempio di lealtà e correttezza. Ha riconosciuto la sconfitta, ha telefonato al rivale per complimentarsi e ha annunciato il proprio ritiro dalla vita politica, ponendo fine ad un decennio importante (anche se drammatico) della nostra storia recente. Ma, soprattutto, ha posto al centro del suo ultimo discorso da Presidente i valori repubblicani della Francia e l’idea che il bene della Nazione e l’interesse collettivo debbano sempre prevalere sulle aspirazioni individuali dei singoli esponenti politici.

Si volta pagina, dunque, e la nostra attenzione è rivolta ora ai primi provvedimenti che Hollande prenderà nelle prossime settimane. Conoscendo il personaggio, dubitiamo fortemente che le Legislative di giugno possano condizionare in qualche modo i suoi piani, anche perché sa di avere il vento in poppa e non è tipo da lasciarsi andare a decisioni populiste.

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Oggi in Francia, domani in Italia

Di Roberto Bertoni

Probabilmente, scrivendo queste riflessioni, incorreremo nell’accusa di essere provinciali, di non saper guardare al di là del cortile di casa nostra e di ricondurre sempre ogni questione internazionale ai problemi italiani.

In effetti, è proprio quello che intendiamo fare, mettendo a confronto la situazione francese, dopo l’affermazione di Hollande al primo turno delle Presidenziali, con quella italiana e le prospettive del bizzarro governo Monti.

Hollande rappresenta, senza dubbio, la rivincita di chi in questi anni ha sostenuto la necessità di ritrovare un’identità progressista, di contrastare i disvalori del liberismo selvaggio e di non farsene in qualche modo contaminare.

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